The Invisible

Cecilia Ferrara

In tempi bui di allarmismi e di raid punitivi è sicuramente da lodare il lavoro che stanno portando avanti i “Medici per i diritti umani” nelle zone più difficili di Firenze grazie ad un presidio sanitario mobile chiamato il “Camper dei diritti”. “Medici per i diritti umani”, ex “Medici del Mondo”, è una ONLUS che opera generalmente in contesti internazionali del cosiddetto terzo e quarto mondo. Dal 2004 è presente a Firenze poiché, come spiega il coordinatore per il gruppo di Firenze Marco Zanchetta, “ci siamo resi conto che non ha senso lavorare all’estero se non ci si occupa di situazioni di degrado nel nostro paese”.
Il compito degli operatori del “Camper dei Diritti” è quello di avvicinare gli utenti, spesso stranieri privi di permesso di soggiorno, ai servizi pubblici. “I fattori che impediscono l’accesso ai servizi – continua Zanchetta – vanno da quello più banale della paura della denuncia alle autorità, alla mancanza di informazione dei diritti che effettivamente si hanno e all’atteggiamento che si arriva ad avere in determinate condizioni di esistenza”. Così i giovani medici della ONLUS hanno iniziato ad andare là dove il servizio pubblico non riusciva ad arrivare, dal quartiere delle Case Minime alla Stazione di Santa Maria Novella.
Alle Piagge il percorso è partito con una missione esplorativa in quelle pieghe del quartiere dove da sempre vivono gruppi singoli e famiglie, prevalentemente rumeni. Persone che vivono in luoghi nascosti o dimenticati di uno dei quartieri più difficili di Firenze: le Piagge, periferia urbana con pochi servizi e molto degrado. Sono in queste zone da anni, lo sanno tutti, ma allo stesso tempo sono degli invisibili, fino al 2007 senza permesso di soggiorno e quindi non esistevano. I medici volontari sono entrati nei luoghi più inaccessibili, dove vivono i rumeni: un ex-oleificio, le palafitte della cosiddetta Palude, altre baracche nascoste fra i cannicciati. In questa attività hanno potuto contare sull’appoggio importante dei volontari del centro sociale Il Pozzo di Don Santoro. Con la scusa dei problemi sanitari sono riusciti a creare una relazione a conoscerli e a farsi conoscere, a giocare con i loro bambini e ad ascoltare i loro problemi. Le condizioni di vita sono difficilissime e i problemi spesso troppo grandi per i giovani medici, che però sanno di rappresentare una seppur minima possibilità agli occhi degli abitanti delle baraccopoli, un’alternativa agli sgomberi e adesso anche alle espulsioni.

 

Festival dei Popoli – Catalogo